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5 Strategie per Gestire un Ricatto Affettivo


Il ricatto affettivo è una forma di manipolazione psicologica molto comune, che richiede la presenza di due ruoli: una persona che che fa delle richieste ed esercita pressioni (il ricattatore) ed un’altra che subisce le pressioni e viene indotta a “cedere” per allentare la tensione.

Talvolta, entrambe le persone coinvolte nel rapporto affettivo (genitore-figlio, marito-moglie, amici, dipendente-datore, colleghi di lavoro, fratelli …) usano il ricatto per riuscire ad ottenere ciò che desiderano.

Quando si è vittima di un ricatto affettivo, in genere si provano sensazioni come disagio, fastidio, si percepisce che qualcosa non sta andando per il verso giusto o in qualche modo ci si sente violati nella propria libertà d’azione.

Come è possibile capire se il ricatto si è insinuato in una relazione affettiva che stai vivendo?

Cercando di valutare la situazione dal punto di vista di un osservatore esterno, e verificando se sono presenti dei presupposti. Si può parlare di una forma di ricatto quando la situazione che stiamo vivendo presenta le seguenti caratteristiche:


  •       Ti viene fatta una richiesta e in risposta ad essa provi disagio, dubbi oppure reagisci opponendo una resistenza
  •      Ad un tuo rifiuto o tentennamento, l’altro risponde con atteggiamenti di pressione nei tuoi confronti
  •      Ti senti minacciato o si cerca di far leva sulle tue debolezze e sensi di colpa
  •      Acconsenti ad una richiesta solo allo scopo di allentare la tensione nel rapporto, ma la sensazione di disagio resta

Non è sempre facile capire se siamo vittima di un ricatto affettivo: non tutte le forme di ricatto, infatti, sono così esplicite o si manifestano con aperte minacce: molti ricattatori utilizzano il silenzio come forma di protesta, altri adottano a loro volta un atteggiamento di vittima che ci confonde e fa sentire noi come i “cattivi” della situazione. La prima cosa da fare per porre fine ad un ricatto affettivo è cercare di disinnescare quegli stati emozionali che si mettono in moto dentro di noi ogni volta che ci ritroviamo in questo tipo di situazione, e che ci spingono a cedere al ricatto. Questi stati emozionali sono:


  • La paura (di essere disapprovati, di subire la rabbia dell’altro, di non essere più amati, di essere abbandonati)
  • Il senso del dovere
  • Il senso di colpa

Sono sentimenti che appesantiscono la nostra anima al punto che, pur di evitarli, preferiamo cedere alle richieste dell’altro illudendoci di poter risolvere in questo modo la situazione. Tuttavia, ignoriamo che il più delle volte questi sentimenti non hanno una ragione per esistere, e che si tratta unicamente del risultato di convinzioni e schemi mentali acquisiti nel tempo. Ecco alcune semplici strategie per “disattivare” questi stati emotivi e diventare più forti contro un tentativo di ricatto affettivo:

1.     Se hai paura delle sue esplosioni di collera: immedesimati nella sua parte
Usa la visualizzazione, immergiti per pochi minuti nel ruolo della persona che ti sta ricattando. Recupera dalla tua memoria una scena in cui lui/lei sta urlando e riversando contro di te tutta la sua rabbia e prova ad imitarlo nelle parole, nelle urla e nei modi di fare. Se invece hai a che fare con una persona che esprime la propria rabbia  chiudendosi in un silenzio ostinato, chiuditi in te stesso. Mentre sei intento a recitare questa parte, osserva attentamente ciò che stai provando: ti senti forte,sicuro di te? O al contrario ti senti ancora più fragile e impotente? Spesso dopo aver indossato i panni di quello che in apparenza sembra il più forte della situazione, scopriamo qualcosa di interessante e inaspettato: dietro una persona che urla e vomita collera si nasconde  una persona fragile, insicura e terribilmente spaventata.

2.      Se hai paura di perdere l’amore/l’affetto o di essere abbandonato: porta luce nel tuo abisso interiore  

L’idea di essere abbandonati o di perdere l’amore delle persone care ci fa sprofondare in una voragine buia di cui non riusciamo a vedere l’uscita: la prospettiva di una vita passata in solitudine, dell’isolamento, delle giornate vuote di significato … Quando l’angoscia di questi pensieri emerge, usa la visualizzazione:ritorna con la mente ad un giorno del passato che per te è stato particolarmente bello e felice. Rivivi le sensazioni di gioia e di piacere con le persone che in quel momento ti erano vicine e ti mostravano tutto il loro amore. Giorni come quello ne potrai ancora avere. Potrai poi rifugiarti in quell’immagine ogni volta che la paura dell’abbandono tornerà ad affacciarsi nella tua mente.

3.       Se è un eccessivo senso del dovere a renderti vulnerabile: Riconosci che il bisogno di dovere sempre qualcosa agli altri non è altro che una programmazione mentale limitante.

Usa il metodo delle affermazioni. Scrivi un elenco di tutte le cose che l’altro si aspetta da te, per esempio: “vuole che resti per sempre con lui/lei, anche se sono infelice”. Una volta che l’elenco è completo, trasforma ciascuna affermazione in una domanda: all’inizio di ogni frase aggiungerai: “chi lo ha deciso che …?” (esempio: chi lo ha deciso che devo rimanere a tutti i costi insieme ad una persona che non mi rende felice?) Domandati se tutto quello che ti viene chiesto lo fai per il puro piacere di farlo e, soprattutto, se questo va ad intaccare il tuo benessere economico, emotivo, sociale. Nessuno infatti può pretendere da se stesso di dare più di quello che la sua condizione personale gli permette.

4.        Se il senso di colpa non ti lascia vivere tranquillo: Assicurati che il tuo senso di colpa sia motivato. Il senso di colpa ha motivo di esistere quando:


  •       Le tue intenzioni erano mosse da cattiveria
  •       Hai fatto qualcosa che minacciava il benessere dell’altro
  •       Hai commesso un atto di violenza
  •       Volevi offendere, mortificare, umiliare o sminuire

Il senso di colpa è invece esagerato, inutile e immotivato se l’intenzione era quella di agire per il tuo bene, senza ferire o nuocere altri.

5.      Se hai interiorizzato le etichette che altri ti hanno imposto: rispedisci al mittente

Quando non nutriamo sufficiente fiducia in noi stessi, tendiamo ad interiorizzare le etichette che ci vengono affibbiate da altri, quando questi non sono stati soddisfatti nelle loro aspettative su di noi: cattivo, egoista, irresponsabile sono solo alcuni tra gli appellativi più comuni. E’ bene ricordare sempre che si tratta soltanto di opinioni personali, spesso corrispondenti a tratti della personalità di chi le formula.

Piccolo rituale per rispedire al mittente: 

Procurati una scatola con un coperchio. Ogni giudizio negativo ricevuto o parola mirata a far leva sul tuo senso di colpa (ricatto affettivo) lo scriverai su un pezzetto di carta; usa un bigliettino diverso per ogni frase negativa o critica ricevuta. Metti tutti i messaggi nella scatola e, dopo 10 giorni, sigillala come se dovessi inviarla. Fai conto di doverla spedire davvero: Scrivi sulla scatola il nome e l’indirizzo del destinatario (o destinatari, se sono più di uno) il tuo nome e indirizzo e con un pennarello rosso aggiungi in stampatello grande la frase “respinto al mittente”. Distruggi poi la scatola oppure bruciala.

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Commenti

  1. Buonasera! In un rapporto di amicizia frasi come: "se sei davvero mia amica come dici, fai così", "se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto", "mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così" e simili...possono essere considerate manipolazione/ricatti emotivi?

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    1. Ciao, sì, possono essere considerate forme velate di ricatto affettivo, tuttavia non è detto che siano messe in atto consapevolmente. Molte volte l'insicurezza o la paura di perdere l'affetto di una persona possono indurre a usare queste forme di manipolazione, più o meno intenzionalmente

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